mercato immobiliare corporate

Il rallentamento del mercato immobiliare corporate

Il mercato immobiliare corporate in Italia ha totalizzato nel corso del primo semestre del 2020 un volume di investimenti pari a circa 3.8 miliardi di Euro, registrando un calo del 25% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Le transazioni relative agli edifici da porre a reddito in Italia (come ad esempio asset alberghieri, retail ed uffici) hanno subito un brusco rallentamento nel corso del 2020.

I volumi di affari provenienti dagli investimenti nel mercato immobiliare corporate sono stimati in circa 3,8 miliardi di Euro nel primo semestre.

Asset alberghieri e centri commerciali

In particolar modo emerge come le operazioni riguardanti gli asset alberghieri ed i centri commerciali sono risultate quelle maggiormente penalizzate.

Per quanto concerne gli alberghi, il calo dell’afflusso dei turisti esteri, ha comportato anche una previsione di flessione rilevante dei relativi valori immobiliari.

Mentre le incognite derivanti dallo shopping pesano sugli investimenti nei centri commerciali.

Gli uffici

Il comparto degli immobili ad uso ufficio sta vivendo, a causa dello smart-working, una fase di sostanziale cambiamento.

Esso si focalizza soprattutto per la condivisione degli spazi. Si sacrificano gli open space e gli uffici classici, incrementando le superfici di ambienti come ad esempio le sale riunioni.

Il mercato immobiliare corporate della logistica

Prospettiva del tutto differente per quanto riguarda invece gli immobili logistici.

Infatti questo segmento ha ottenuto una forte spinta anche durante la fase di lockdown. Gli investitori verosimilmente punteranno ora su trend innovativi e localizzazioni differenti rispetto al passato.

Considerazioni generali

Per quanto riguarda i segmenti maggiormente in difficoltà del mercato immobiliare corporate vi è un elemento particolarmente degno di nota: i contratti di locazione in essere.

Infatti dal punto di vista degli investimenti nel real estate una problematica ulteriore potrebbe pesare dal punto di vista economico.

I conduttori nel migliore dei casi potrebbero richiedere una rinegoziazione dei canoni di affitto. Mentre nelle ipotesi peggiori potrebbero verificarsi casi di morosità o azioni di recesso contrattuale.

Questo scenario comporterebbe in maniera inevitabile un forte incremento dell’offerta di asset immobiliari, creando un potenziale scompenso tra la domanda e l’offerta.

Questa ipotesi potrebbe colpire soprattutto il mercato immobiliare retail ed il comparto ricettivo. In quest’ultimo ambito non è da dimenticare oltre gli immobili alberghieri anche il fenomeno degli affitti brevi.